Indignati e grandi banche, chi ha ragione?

Si fa un gran parlare di questi tempi su tutti i media della protesta dei cosiddetti “Indignati”. Etichetta generica che ricomprende dagli originari creatori del nome, gli “Indignados” spagnoli che hanno cominciato ad accamparsi davanti ai palazzi del potere spagnoli per protestare contro l”iniquità delle misure di austerità, alla versione USA degli “Occupy Wall Street” più preoccupata dello strapotere e dei mega compensi dei manager delle grandi banche, alla solita versione  “all’italiana” più confusa e strumentalizzata politicamente dalle varie parti (che sorpresa!!).

Al di là delle diverse opinioni, questo è indubitabilmente un movimento ampio e trasversale  che, seppur  ancora un po” “convulso” e disorganizzato, mostra chiaramente la presa di coscienza  da parte della gente e in particolar modo dei giovani che, nell’attuale strapotere delle banche e della finanza, c’è qualcosa che non funziona.
Ma perché i governanti Europei si preoccupano più di fare un piano che salvi le banche, piuttosto che di rafforzare il cosiddetto “fondo salva-stati”? Ma come mai, dopo tutta questa serie di crisi all’interno di queste grandi banche, esiste ancora la possibilità di realizzare frodi miliardarie, come nel caso recente di UBS? Ma come è possibile che le retribuzioni dei grandi banchieri, specie negli USA possano ancora ammontare a diverse decine di milioni di euro, quando i corsi azionari delle banche stesse vanno così male?

Sono tutte domande legittime e di grande buonsenso. Proprio ieri con i miei colleghi leggevo la seguente notizia riportata da Bloomberg: “La banca USA Goldman Sachs ha appena chiuso il secondo quadrimestre della sua storia in perdita…. Sulla base di questo ha deciso di licenziare 1.000 dipendenti  per un risparmio totale di 1,2 miliardi di dollari…”.
Ma li avete fatti i conti? 1,2 miliardi di dollari per 1.000 dipendenti  fa un costo medio per dipendente di 1,2 milioni di dollari! Ma siamo matti? Nel 2011? E questo sarebbe l’effetto del ridimensionamento post crisi del 2008? Ma perché un laureato che lavora in un call center deve guadagnare 800 euro al mese e dirsi fortunato per avere un lavoro, se esistono casi del genere?
Io nelle banche d’investimento americane ci ho lavorato per anni e, in Goldman Sachs in particolare, per quasi otto anni. Pur avendo beneficiato del loro generoso sistema retributivo, ho sempre pensato che proprio la struttura degli incentivi di queste organizzazioni avrebbe dovuto essere corretta prima di generare dei veri e propri “mostri”.

Il modo di retribuire i dipendenti produttivi in queste organizzazioni (sempre se di produzione si possa parlare quando si genera denaro dal denaro) è molto trasparente e meritocratico. Il dipendente viene remunerato secondo una percentuale, non scritta ma condivisa, di quello che produce. Se tu generi ricavi per 100 milioni puoi ragionevolmente aspettarti che 10, a fine anno, rappresentino il tuo compenso (tra stipendio e bonus). Non esiste un tetto formale a questo numero.

Per quanto non ci piaccia ammetterlo, tutti sappiamo che nella vita ci sono due grandi fattori che indirizzano le azioni umane: il denaro e gli ormoni (forse in Italia aggiungerei il calcio). Un sistema come questo, permette alle banche di investimento di attirare i migliori talenti sulla piazza, e come ho già detto, ripaga la produttività. Aggiungerei che se il sistema non è “limitato” e corretto porta ad aberrazioni. Ritengo che, pur incentivando i dipendenti  il più possibile a fare transazioni profittevoli, ci dovrebbe essere un approfondito controllo di qualità e appropriatezza  su quello che vende ai propri clienti (vedi subprime o molti prodotti finanziari strutturati assai poco trasparenti).

Ancora più eclatante è il cosiddetto caso dei “prop traders”, quei signori che investono il capitale della banca sui mercati finanziari per realizzare per la banca stessa guadagni in conto capitale. Qui si gioca con i soldi della banca stessa e se le cose vanno male si può intaccarne il capitale: se io realizzo per esempio 300 milioni posso guadagnarne 30 per me, ma se ne perdo altrettanti che succede? Me li portano via? Assolutamente no, al massimo perdo il posto di lavoro. Cosa fareste voi se, spingendo il rischio al massimo, potete guadagnare un sacco di soldi e il rischio di perdere non è simmetrico (cioè non vi possono togliere nulla, ma al peggio venite licenziati e ve ne andate in vacanza a spendere i quattrini guadagnati o potete ricominciare altrove).
In realtà bancari e banchieri non sono in media né migliori né peggiori degli altri manager e lavoratori, sono solo pagati troppo rispetto ai lavoratori degli altri settori, e non abbastanza controllati.

Le banche sono, alla fine, grandi organismi fatti di tante persone che devono essere indirizzate da incentivi appropriati e “limitati” da corrette strutture di controllo, strutture impostate dall’alto.
È sorprendente che, dopo le varie crisi avvenute a partire dal 1998 (Long Term Capital e le Tigri asiatiche, lo ricordate?), fino a quella più drammatica innescata dalla bolla dei subprime negli USA nel 2008, i regolatori come i governi e le autorità monetarie e finanziarie abbiano fatto poco o nulla per regolamentare e indirizzare un sistema che ha ormai raggiunto una dimensione difficile da gestire.

Purtroppo, con un tocco di realismo un po’ amaro, devo dire che la ragione per cui un salumificio può essere lasciato fallire e una banca no è che le banche rappresentano nel moderno sistema capitalistico la “linfa” del sistema, il loro mestiere è prestare denaro ad aziende e privati, agli attori dell’economia e, nel caso di un fallimento bancario, gli effetti sarebbero a catena su tutti.
Se mi consentite un paragone medico la differenza tra il fallimento di un’azienda e quello di una banca è simile alla differenza che passa tra un braccio rotto e un infarto.

Non posso definirmi un’“indignata”, ma penso che sia davvero l’ora di cambiare e che senza remore di sorta  i regolatori debbano intervenire.
I giovani hanno ragione, in assenza di risposte e cambiamenti concreti, a non voler pagare i conti delle grandi banche che questa crisi un po” l”hanno innescata.

Tag: banche, capire economia, crisi finanziaria, speculazione

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Serena Torielli

È uno dei partner fondatori e ammministratore delegato di Advise Only SIM. Laureata in Economia Politica presso l'Università Bocconi, è stata responsabile dell'area commerciale dell'asset management del gruppo Banca Leonardo, occupandosi della ristrutturazione dell'offerta dei prodotti di risparmio gestito. In precedenza ha accumulato significative esperienze dapprima presso l'area Fixed Income Sales & Trading di JP Morgan e poi come Managing Director in Goldman Sachs, area Structured Fixed Income, occupandosi di clientela istituzionale italiana. Ama lo sport (corsa e sci di fondo), i buoni libri e l'opera lirica.

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  • Raffaele Zenti

    Forse le istituzioni qualcosa stanno iniziando a fare. Almeno per quanto riguarda la regolamentazione dei mercati finanziari: un passo necessario, se questi diventano ingestibili.
    E”” infatti fresco fresco il comunicato stampa della Commissione Europea che annuncia nuove regole per migliorare trasparenza e vigilanza sui mercati finanziari “Traendo le lezioni dalla crisi finanziaria…” (cito testualmente).
    Tra le misure proposte: maggior tutela degli investitori, rafforzamento dei poteri di vigilanza, controllo sul trading algoritmico (a mio parere una grossa mina vagante nel sistema finanziario).
    Commissione Europea,Parlamento Europeo e Stati membri hanno inoltre raggiunto un accordo sulla restrizione all””uso dei CDS (derivati di credito), in modo che vengano utilizzati solo come assicurazione, limitandone l””uso a fini speculativi.
    Vediamo se ci saranno anche interventi sulle politiche di governo delle banche.

  • BatterioKiller

    E”” importante che certi soggetti all””interno delle grandi banche d””affari ritrovino i giusti riferimenti. Per questo auspico norme che obblighino i responsabili di grandi danni economici e finanziari a lavori tipo questo: http://www.youtube.com/watch?v=QFSrPpIVkfE&feature=related
    Ovviamente tutto ripreso e poi pubblicato su YouTube.

  • Serena Torielli

    Stavo per fare i complimenti a Raffaele per il suo bel post sui cambiamenti della normativa, pensando tra me e me che avrebbe attirato sul Blog i commenti di persone molto serie e competenti. Poi ho visto il video del secondo post di Batterio e ho cambiato idea. :-) . un piccolo inciso per il pubblico femminile nel regno del Bunga Bunga, date un occhio nel video al signore con la maglietta del maialino…

  • Giuseppe L.

    La questione è: ce la fanno i leader europei ad avere la forza di fare le riforme necessarie al sistema bancario? E ancora: avranno la forza di rinunciare ad un pezzo del proprio potere domestico per delegarlo alle istituzioni comunitarie?

    Il peccato originale (ma ce ne sono tanti altri ben descritti nel post) è stato quello di adottare tutti, da subito, un””unica moneta continentale, conservando però 27 politiche economiche e fiscali diverse. Subito dopo l””unione monetaria, secondo chi scrive, si sarebbe dovuto fare il passo dell””unificazione politica.

    Il problema dell””Europa oggi è spiegabile anche con la grande impasse politico-istituzionale in cui si trova l””Unione Europea, della debolezza delle Istituzioni, dei mal di pancia tra Paesi e dei leader nazionali troppo intenti a non scontentare il proprio elettorato, anche se questo comporta grandi rischi ed effetti domino incontrollabili.

  • Massimo Scolari

    Cara Serena, non è facile affrontare questi temi senza correre il rischio di scivolare su luoghi comuni o derive populistiche. Andiamo con ordine. qualche giorno fa ho partecipato ad un convegno nel quale è intervenuta una rappresentante di una grande banca italiana (non faccio nomi, sarebbe ingiusto prendersela con un solo nome) che ha dettagliatamente descritto come viene affrontato l””investimento in strategie alternative da parte della banca, mediante l””impiego delle risorse finanziarie proprietarie. E”” un vero Hedge Fund interno alla banca, con investimenti concentrati sulle strategie meno liquide e più rischiose, con impiego di strutture legali molto complesso e, immagino estremamente costose. Ma non dovrebbero prestare i quattrini alle piccole e medie imprese per aiutare la ripresa economica? Mistero. Secondo caso: ultimamente mi sono occupato di gestione finanziaria di fondi pensione e ho analizzato il portafoglio di uno dei più più importanti enti previdenziali di questo paese (continuo a non fare nomi). Metà del portafoglio investito in obbligazioni strutturate e veicoli complessi emessi da numerose banche internazionali quasi tutti a valore di carico pari a 100, ossia acquistati in emissione, probabilmente strutture complesse dedicate al fondo pensione. E”” facile immaginare le commissioni up-front generate e incassate dai soggetti coinvolti nelle operazioni? No, non è facile: le cifre di cui si parla superano ogni immaginazione. Ma le risorse pensionistiche dei lavoratori non dovrebbero essere investite in strumenti finanziari semplici con adeguato controllo dei rischi di mercato e di controparte? Mistero. Due casi qualsiasi nei quali mi sono imbattuto recentemente. Rivelano alcune distorsioni: non è tanto una questione di regole insufficienti, quanto dei comportamenti (che scivolano a volte nel malaffare), del ruolo che gli intermediari svolgono all””interno del mercato finanziario e del sistema degli incentivi. I ragazzi fanno quindi bene ad indignarsi e mi unisco idealmente a loro.

  • La Mosca Impertinente

    L’enorme successo delle manifestazioni degli “indignati” negli ultimi mesi deriva, secondo me, dal fatto che questi ultimi attaccano il “sistema capitalistico” moderno in uno dei suoi punti di massima debolezza, ossia l’enorme concentrazione di potere nelle mani di pochi! (questo purtroppo è vero non solo per le banche, ma anche per molte altre industrie). La degenerazione che ne deriva è tale che, secondo me, non si può neanche più parlare di “sistema capitalistico” e di “libero mercato”. In una “vera” economia di mercato, infatti, l’assunzione del rischio (da parte sia delle imprese, sia degli individui) è disciplinata dalla legge sul “fallimento”: se un’impresa (o un individuo) si assume troppi rischi o si assume quelli sbagliati e “gli va male” deve FALLIRE!
    Quando una banca raggiunge dimensioni tali per cui è “troppo grande per fallire” (too big to fail) ecco che la frittata è fatta! Per i suoi manager diventa estremamente conveniente prendere “troppi” rischi: se le cose vanno bene guadagneranno tanti soldi; viceversa, se le cose vanno male – essendo la banca troppo grande per fallire – interverrà lo Stato a salvarla…e, probabilmente, i suoi manager guadagneranno comunque tanti soldi… (questo almeno è quello che è successo negli ultimi anni, dopo il fallimento della Lehman!)
    Dato lo stato di degenerazione nel quale siamo arrivati e visti gli impegni dei Governi a favore delle banche forse varrebbe proprio la pena di “nazionalizzarle”…

  • Jack Sparrow

    Sono in totale accordo con La Mosca Impertinente! Se gli Stati europei pompano soldi dentro le banche, se ne devono appropriare, fare pulizia e rivenderle: gli USA già l””hanno fatto, e ci hanno pure guadagnato…
    Perché quando uno Stato sovrano becca degli aiuti deve sottoporsi a rigide diete ammazza-economia? (Tipo il demenziale pareggio di bilancio obbligatorio: se uno Stato è in salute e cresce allora sarà come minimo in pareggio, in caso contrario obbligarlo al pareggio lo strozza). E perché, invece, se sono le banche a beccare gli aiuti, poi si rimettono come se niente fosse a fare i soliti giochini, compreso pagare bonus milionari? Le banche sono cruciali per il sistema, certo, ma devono essere messe “a bolla”. Certi tempi delle vacche grasse sono finiti.

  • riky

    Mi inserisco per replicare agli ultimi due commenti. Siete proprio sicuri, cari Jack Sparrow e Mosca Impertinente, che la nazionalizzazione delle banche è la soluzione dei problemi? Vi ricordo che le banche in molti Paesi sono state privatizzate in passato proprio per ovviare agli enormi problemi creati dalle banche “pubbliche”. E non è vero che se sono pubbliche sono gestite meglio! Vi ricordate il Banco di Napoli? Era una banca pubblica ed è fallita a causa di una cattiva gestione! E di esempi simili se ne possono fare tanti! La Mosca Impertinente parla di “enorme concentrazione di potere nelle mani di pochi”. Ma se le banche fossero pubbliche, questa concentrazione di potere non si realizzerebbe in capo ai politici che ne nominerebbero i vertici (oltre ad interferire nelle scelte gestionali)? E che ne sarebbe di un Paese come il nostro, con un Presidente del Consiglio che già concentra nelle proprie mani un enorme potere anche in altri campi? Non sarebbe ancora più grande e pericolosa la concentrazione di potere che ne deriverebbe?Quella della nazionalizzazione mi pare proprio un””idea balzana…

  • Serena Torielli

    Cari Mosca e Jack anche se in linea principio potrei anche essere d””accordo con la vostra idea un po”” utopistica, di “nazionalizzare le grandi banche”, siamo proprio sicuri con le credenziali Italiane nella gestione della “res publica” questo rappresenterebbe un miglioramento?

  • Jack Sparrow

    Non si tratta di nazionalizzare alla vecchia maniera, creando giganti gonfi di burocrazia. Si tratta di sanare delle situazioni e rivendere, cioè ri-privatizzare, pianificando questa azione fin dal principio. A fronte di nuove regole di governo delle banche e dei mercati, per evitare di ricadere in situazioni come quella odierna.
    Se sono sicuro che funzioni? No che non sono sicuro, sono colmo di dubbi, ma penso che potrebbe essere una soluzione con una buona probabilità di successo, visto che ha già avuto dei precedenti di successo.

  • Serena Torielli

    io sono + pessimista di te, Jack…ma in tempi di crisi un po”” di idealismo e fiducia ci vogliono^ Anche perchè se non cominciamo a crederci non riusciremo mai a cambiare. Tante gocce in fondo fanno un mare….

  • Jack Sparrow

    Un inciso. In realtà io non mi riferivo alle banche italiane nello specifico, che per molti aspetti sono meglio di tante straniere. Mi riferivo alle grandi banche multinazionali, a prescindere dalla nazionalità.

  • La Mosca Impertinente

    Vorrei cercare di precisare il mio intervento, in modo da poter fornire
    qualche risposta alle obiezioni sollevate soprattutto da Riky e Serena. Come voi, io non sono affatto favorevole alle nazionalizzazioni, al contario sono più di voi per il libero mercato. Se però si è favorevoli al libero mercato bisogna esserlo sempre e non solo “a metà”, invocando il libero mercato quando si fanno profitti, salvo essere aiutati dallo Stato quando si fanno perdite e si rischia il fallimento. Purtroppo il vero, grande problema è che gli Stati non potevano fare a meno di salvare le banche negli ultimi anni date le dimensioni che queste hanno raggiunto: se non lo avessero fatto si sarebbe rischiata una vera e propria apocalisse! A questo livello di degenerazione del sistema le soluzioni sono due: o si rinnega il processo di aggregazioni bancarie che, a partire dagli anni ””90, ha portato alla creazione di colossi “troppo grandi per fallire” o meglio le
    nazionalizzazioni complete delle banche, piuttosto che le
    nazionalizzazioni delle sole eventuali gigantesche perdite (con i
    profitti che restano rigorosamente privati) E”” vero
    quello che dice Riky: una nazionalizzazione delle banche realizzerebbe
    un””enorme concentrazione di potere nelle mani del potere politico.
    Posto che la concentrazione del potere è sempre un fenomeno negativo,
    il potere concentrato nelle mani dei politici è preferibile al potere
    concentrato nelle mani dei privati. Senza voler fare troppo il
    politologo, è sufficiente ricordare che il potere politico è forse
    l””unica forma di potere “legittimo”. Se mi piace come un politico
    esercita il suo potere io lo voto; viceversa, se non mi piace, non è necessario che io diventi un black bloc per manifestare il mio dissenso: semplicementoe non lo voto!

  • Guido F.

    Ciao Serena, sono assolutamente d””accordo con te, ma nel tuo caso mi viene spontanea una domanda.
    Non ti sembra quanto meno poco opportuno da parte tua citare come scandaloso lo stipendio di una banca, Goldman Sachs, che ti ha reso almeno milionaria, se non plurimilionaria?
    I conti sono presto fatti: lo stipendio medio di un dipendente Goldman(incluse segretarie) era di 521,000$ annui nel 2006,(http://www.independent.co.uk/news/business/news/521000-the-average-pay-of-goldman-sachs-employees-173-and-that-includes-secretaries-466273.html) considerando che tu sei arrivata ad uno dei massimi livelli di carriera(Managing Director, http://it.linkedin.com/pub/serena-torielli/22/14a/20b) immagino che avrai lavorato lì parecchi anni. A questo punto credo sia difficile argomentare la falsità della mia considerazione..
    Non è forse un po”” facile fare questi discorsi proprio ora? Perchè di queste cose si parla proprio adesso e non se ne è mai discusso prima?

    Grazie,
    Guido F, ragazzo che lavora in un call center ad 800 euro al mese.

  • Serena Torielli

    Caro Guido, ho apprezzato il tuo commento. Quello che scrivi ha molto senso e, se hai letto bene il pezzo, lo dico apertamente che io di quel sistema
    retributivo ne ho beneficiato. D””altronde istituzioni come Goldman Sachs mi hanno insegnato a lavorare duro, a misurarmi con un sistema assai competitivo ma davvero meritocratico. In posti come Goldman nessuno ti regala niente, non si va avanti per conoscenze o per parentele (nelle banche italiane non è esattamente lo stesso) e ho avuto la fortuna di lavorare con persone di un””intelligenza o un livello professionale straordinario. Il punto è che (tu ci creda o meno) io, i limiti di quel sistema li ho visti da
    dentro così come ho percepito il senso di “irrealtà” che si respira di un mondo spinto a creare dal denaro altro denaro. Da Goldman me ne sono andata volontariamente perché, appunto, mi sentivo un po”” un “pesce fuor d””acqua” e, credimi, avrei potuto guadagnare molto di più. D””altro canto, parte di quei guadagni li ho impegnati oggi in un progetto molto diverso che mira a correggere alcune di quelle storture e almeno a limitare le asimmetrie informative che consentono alle banche di arricchirsi a spese di chi quelle informazioni e conoscenze non le ha.
    Non credere che sia ipocrita dire oggi che chi protesta ha per molti versi ragione, perchè io sono cresciuta in un mondo diverso, un mondo di persone che fanno “lavori normali” e non fanno del denaro il loro unico credo.
    L””ho scritto nel post, ma lo ripeto: pensare che bancari e banchieri siano tutti ipocriti e cattivi e non debbano essere parte del processo di
    cambiamento, ma essere messi alla gogna è superficiale e irrealistico.
    Chiudo con una domanda, ma se per il tuo lavoro al call center ti pagassero(e te lo augurerei) 20,000 euro al mese, ti dimetteresti perchè lo
    giudicheresti un compenso “immorale”? Con stima.

  • Stefano Colucci

    Serena ha pienamente ragione,
    se uno lavora in un call center a 800 euro al mese significa che non ha competenze per fare altro!
    Non dimentichiamoci che il nuovo governatore BCE viene da Goldman!

    L””italia è la patria del clientelismo e raccomandazioni, chi crede di valere di più faccia le valigie e vada nella city o in US o a Shangai.

    Non ci possiamo lamentare sempre e non essere proattivi.

    Per Serena,
    spero tu possa guadagnare molto di più di quanto facevi in Goldman!

  • Serena Torielli

    Devo precisare a Stefano che in Italia purtroppo non è vero che chi lavora in un call center ha solo le competenze per fare quello… ma, purtroppo, che non ha le conoscenze giuste, non è stato raccomandato o non ha fatto le “scuole giuste”. L””Italia è vergognosamente uno dei Paesi sviluppati con il più basso coefficiente di “elasticità sociale”, cioè la possibilità di salire la scala sociale dal punto di partenza.

    Esiste una sola possibile ricetta per cambiare le cose e lo dice bene un recente articolo pubblicato su Repubblica: http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2011/10/12/news/ragazzi_studiate-23110142

    A “ragazzi studiate, meglio precari oggi che servi per sempre” aggiungerei “ragazzi studiate, e non consentite a nessuno di farvi smettere di sognare e di impegnarvi!!!”.
    Oops ma io qui non dovevo parlare di economia???

  • Stefano Colucci

    Serena,
    non volevo essere drastico nel dire che chi lavora nel call center se lo merita, ma dire che prima di accettare quel tipo di lavoro ha girato un po”” oppure visto che è “sotto casa” lavora li!

    Sono giovane ed ingenuo, alle prime esperienze lavorative, ma se non fossi partito dalla mia città rotta Nord Italia, forse anche io lavorerei in un call center, solo perchè è “sotto casa” senza dover spendere per affitto viaggi ecc.

    Dunque siamo sinceri, parliamo di stipendio vero, che io definisco come stipendio nominale meno spese necessarie alla sopravvivenza (affito, utenze cibo…) e veniamo a dimistrare che 800 euro al mese di stipendio nominale sotto casa equivalgono a 1400 euro lontano da casa.

    La mia tesi è che chi lavora nel call center lo fa anche per propria comodità o meglio per dirla in linguaggio economico, il costo opportunità di andare fuori è troppo alto!

    Cinico?
    no, osservatore!

  • Pasquale Rossi

    Stéphane Hessel, tempo prima Gramsci, scrisse:
    “There exist intolerable things… Indifference is the worst of all possible attitudes… One of indispensable capacities is the capacity to feel outraged, and the commitment that derives from it”
    L’indignazione di questi giorni contro un sistema iniquo è giusta e necessaria. E’ giusto indignarsi contro un sistema in cui la giustizia sociale non è garantita e che intacca la liberta “positiva” degli individui. Dopo lo scoppio della crisi finanziaria del 2007 sentivo dire: è tutta colpa della logica del profitto delle banche! ma ritengo che questo non sia corretto e vada contestualizzato. Perché la logica del profitto in se è sbagliata?Chiunque è d’accordo nel ritenere che un’impresa in quanto soggetto razionale abbia come obiettivo quello di massimizzare i ricavi dati i costi anzi dirò di più in un sistema in cui nessuno domina su qualcun altro la logica del profitto indurrebbe tutte le imprese (banche) ad essere competitive, a ridurre i prezzi di mercato ed a raggiungere una situazione efficiente in senso paretiano (cioè una situazione in cui non è possibile migliorare la posizione di un individuo senza peggiorare quella di un altro all’interno della società). Ma qui sorgono alcuni problemi: 1)quello descritto è lo stato dei mondi migliori possibili in termini di efficienza ma non è il mondo in cui viviamo; 2) un sistema efficiente come quello descritto è anche equo?non è detto. Allora è necessaria la presenza di uno stato assistenziale (welfare state) che sia in grado di garantire l’equità dato che l’efficienza sarebbe garantita dal mercato. Ma nel nostro mondo, il mercato non è stato in grado di raggiungere una situazione economica efficiente (vedi ad esempio la crisi del 2007) e lo stato non è capace di garantire l’equità. Il problema non è la logica del profitto in se ma:1) la mancanza di un sistema di controlli che ha portato il sistema finanziario a non essere etico; 2) la distruzione di un sistema di welfare, aggravato dal comportamento fallimentare degli stati ; il tutto ha portato ad aumentare le diseguaglianze sociali. Riprendendo quanto riteneva Amartya Kumar Sen in una economia le persone dovrebbero avere la possibilità di compiere certe funzioni (functioning) come avere buona salute, essere in grado di prendere parte alla vita e al progresso della comunità consentendo in questo modo loro l’esercizio della libertà positiva. Inoltre è importante la possibilità di compiere certe funzioni (capability). Allora deve essere ripensato il modello economico in cui viviamo nel rispetto di criteri di efficienza ed equità.

  • http://yahooitalia iannonevincenzo

    dopo il 1929 il mondo si è dato regole nella finanze tese a impedire i conflitti d””interesse.Poi,piano piano annacquate e abbandonate.DEREGULATION..applausi.
    Dopo la crisi 2012-13-14… si dara”” regole nella stessa direzione.
    E”” la vita…
    Ripensare il modello…moralizzare…
    Finita la grana,si ragiona sul serio.Prima è tempo perso.

  • GianMarco

    Ciao a tutti.

    Intanto complimenti, la discussione è veramente interessante e costruttiva. Una cosa mi viene da dire, siamo tutti propensi a cambiare, ma assomigliamo tanto ai Romani del V secolo, dove tutti erano consci che qualcosa andava fatto, ma essendo tutti parte di un sistema, nessuno era in grado di smuovere qualcosa. Purtroppo l””ultimo commento di Vincenzo, stretto e crudo è la fotografia però della realtà umana. Perchè nel 1945-1960 Italia, Francia , Gran Bretagna e Germania in meno di 15 anni hanno costruito a colpi di trattati una base che ha permesso 50 anni di sviluppo?

    Forse perchè nel 45 non solo era finita la grana, ma nessuno aveva più nulla da mettere sul piatto. E si sa , quando siamo tutti sulla stessa barca.. Scusatemi per gli incisi storici, ma mi piace un sacco provare a cercare nei fatti moderni delle relazioni con la nostra storia passata: a proposito dei bonus ancora milionari del sistema bancario che sembra immutato , mentre fuori il mondo crolla. Sapete che quando Genserico sbarcò a Cartagine il 19 ottobre 439 la gente si lamentò perchè “purtroppo” lo spettacolo del circo fu interrotto? E”” cambiato proprio tutto da allora ….

    A presto, vi seguo sempre (e comunque sono d””accordo con Serena, non tutti i bancari o i banchieri sono avidi e pensano solo a se stessi,anche perchè se siamo qui a discuterne vuole dire che un po”” di coscienza c””è, ma, mi perdoni il paragone forse non calzante, ma che mi viene su due piedi, di quanti Claus Schenk von Stauffenberg ci ricordiamo oggi, e soprattutto quando e per quale motivo finì il periodo che tentò di osteggiare?)

  • Andrea B.

    Indignati e grandi banche, chi ha ragione?

    Ovviamente le banche. Banche, imprese, politici, precari, mafie, non sono altro che la proiezione mentale dei cittadini. Quest””””ultimi sono indignati col sistema, ma il sistema sono loro stessi. Più di vent””””anni di errori, continuamente reiterati, e poi hanno anche il coraggio di indignarsi. Facessero per primi un passo indietro e incominciassero a rivedere al ribasso il loro tasso di altezzosità e disonestà. E”””” impossibile pensare che grandi eventi negativi, possono essere fatti da un paio di persone chiuse dentro un palazzo… e la storia lo dimostra più volte.

    Caro Guido F, ripetere continuamente che i giovani guadagnano 800 euro al mese, lo reputo è demagogico.

  • Pasquale Rossi

    Ciao Vincenzo,
    i Latini erano gente saggia…un noto proverbio latino recita così: “Errare umanum est, perseverare autem diabolicum, et tertia non datur”.

  • halfton

    Si sono perfino inventati di “tutelare” i pensionati OBBLIGANDOLI ad un conto corrente,in modo,poi,con il denaro della pensione di questi poveracci (che hanno sudato sangue!!!)fare i loro giochetti finanziari(leggi bond argentini)rischiando il denaro altrui

  • http://www.adviseonly.com serena torielli

    Caro hafton hai ragione, questa cosa dell’apertura obbligatoria di un conto bancario per i pensionati la commentava negativamente anche Bonanni in un intervista su La Stampa ieri, dove commentava l’ obbligatorio aggravio di costi per i pensionati e la implicita “regalia” alle banche. Penso che il minimo che si potrebbe fare è che magari le Poste, tramite la loro banca creino conti a costo nullo o agevolato per i pensionati che sono ora obbligati ad aprire un conto bancario per incassare la pensione. Lo faranno?

  • Stefano Colucci

    Cara Serena,
    questa obbligatorietà forse era non legale ma già nota alle banche.

    Miei amici cassieri in filiale di banche commerciali, passano i primi 10 giorni del mese a pagare le pensioni!
    vuoi che un banchiere attento non abbia fatto loro aprire un c/c?
    siamo seri e raccontiamola tutta no?

  • BeboGalleon

    Io invece mi preoccupo della riduzione di “libertà” finanziaria. Con l’obbligo di pagare con denaro elettronico sopra i 1.000 euro, in sostanza le banche potranno sequestrare legalmente, beni di mia proprietà, per tutto il tempo che vogliono. E’ come se il comune obbligasse a parcheggiare le auto di lusso in un parcheggio comunale.

  • condorito

    Siamo sicuri che le banche siano il cuore del capitalismo? Bankitalia non lo è mai stata nemmeno la fed in quanto dei gruppi bancari privati avendo il potere di emettere e controllare moneta hanno fatto i loro interessi a discapito dei paesi ed hanno prodotto la schiavitù al sistema che noi cittadini abbiamo oggi. Le banche rappresentano quanto di più anticapitalistico abbiamo nel capitalismo e per liberarcene ci vorrà il popolo non i politici.

  • Vera Libertà

    A me sinceramente mi fa una gran pena a parte che per l’italia(mi piange veramente il cuore a vedere un paese meraviglioso trattato così) ancthe per l’europa che non riesce ancora ad autodefinirsi una vera unione di stati.

    Riguardo alle banche sì, sono il simbolo e il motore di un sistema cannibale come il capitalismo ma il vero punto, a mio parere, è che non si è ancora arrivati ad un ulteriore passo rispetto alla consapevolezza dei poteri e dei diritti che ha ogni singolo cittadino.

    Ormai si sente in giro dire,-ma sì non me ne importa niente- oppure -che se la gestiscano loro-.

    E’ veramente triste e in un certo senso mi fa rabbia vivere in un mondo dove non si è disposti a lottare in prima persona per le proprie vite e ci si limita a delegare ad altri le azioni e le colpe per il proprio stato. Io ho 21 anni e confido nella mia generazione e nelle generazioni future per dare una svolta sana e degna per la nostra società.