Lo spettro del contagio si aggira per l’Europa. Advise Only prova a portarlo alla luce

Silenzioso e infido, il contagio serpeggia nei mercati finanziari, pronto a colpire. La crisi dell’Eurozona lo ha portato nelle case dei risparmiatori italiani, che hanno imparato a temerlo.

Ma che cos’è il rischio di contagio? Si tratta del pericolo che le difficoltà incontrate da un elemento del sistema finanziario, ad esempio una nazione o una banca, si propaghino velocemente e con impatto avverso su altri elementi del sistema, con un effetto complessivo catastrofico.

Perché vi sia contagio occorre un virus (il default in questo caso), un focolaio (un organo o degli organismi colpiti, cioè Paesi, aziende e persone) e dei veicoli di trasmissione. Due sono i mezzi principali di propagazione del contagio:

  1. il meccanismo psicologico, cioè la fuga da qualunque soggetto e situazione potenzialmente virulenta (la motivazione dietro la vendita massiccia di titoli di Stato dei Paesi euro periferici da parte degli investitori internazionali…);
  2. l’esistenza di forti connessioni finanziarie all’interno del sistema: ad esempio, A è creditore di B, B è creditore di C, se C fa default B subisce delle perdite e potrebbe non essere in grado di ripagare A.

Nella crisi dell’Eurozona sono presenti entrambi i mezzi del contagio: non ci facciamo mancare nulla. Quanto al focolaio, è evidente come esso si collochi in Grecia. Il virus ha attecchito facilmente in un sistema dalla struttura gracile come l’Eurozona: un unione monetaria, ma non fiscale e politica, un gigante con le gambe d’argilla.

Il rischio di contagio è una cosiddetta variabile latente, cioè non è direttamente osservabile, che si “nasconde” nei dati visibili. Sarebbe interessante portarla alla luce nell’Eurozona e vedere che aspetto ha lo spettro dello spread… beh, noi ci abbiamo provato. Vediamo come (cari “nerd” finanziari interessati ai dettagli: scriverò quanto prima un breve documento tecnico che posterò sulla community Advise Only e vi avverto che l’analisi è assai preliminare; per tutti gli altri, quando vedete la parola “tecnicamente”… andate avanti).

Utilizzando gli spread rilevati giornalmente dei titoli di Stato dei Paesi dell’Unione Monetaria rispetto alla Germania, abbiamo cercato di “stanare” il rischio di contagio dai dati finanziari, utilizzando una metodologia statistica conosciuta come “Principal Component Analysis”, che consente di separare la componente sistemica, cioè la sostanza, dal rumore di fondo.

Il grafico seguente mostra la dinamica del “fattore contagio” così stimato (tecnicamente è la “prima componente principale”).

Si nota il picco degli ultimi mesi del 2011, la successiva discesa e poi ancora la risalita quest’anno, nel periodo precedente le prime elezioni in Grecia. Da allora si notano lievi miglioramenti, corrispondenti ai passi avanti nelle sedi politiche ed istituzionali per risolvere la crisi europea. Ma il rischio resta elevatissimo.

Interessante a questo punto è anche capire con quali tempi e intensità i vari Paesi vengono coinvolti. Concentriamoci sull’ultimo anno e su un gruppo ristretto di Paesi che ci sembrano particolarmente significativi: Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo.

Il grafico seguente mostra il contributo al rischio di contagio di ciascuno di essi, cioè proprio il “quando” e “quanto” (tecnicamente: gli autovettori della matrice di covarianza stimati “rolling”).

Cosa ci dice il grafico? Innanzitutto che le tensioni derivanti da Irlanda e Portogallo, oggetto di “bail-out”, hanno perso importanza agli occhi degli operatori che trattano i titoli di Stato. Se posso permettermi, questo potrebbe essere un grave errore a mio parere, perché i problemi del Portogallo sono in larga parte ancora lì…

Poi il grafico evidenzia come, sul finire del 2011, i problemi del Governo italiano fossero il fattore di rischio più importante. Variabile che è andata scemando in seguito.

Infine, emerge come recentemente Spagna e Italia contribuiscano sempre più al rischio di sistema: a intimorire il mercato è infatti il duplice meccanismo di trasmissione tra rischio bancario e rischio sovrano (la minaccia principale per la Spagna), e il successivo legame tra Spagna e Italia. Evidentemente la Spagna potrebbe, nello scenario peggiore, trascinare l’Italia nel baratro.

All’Eurogruppo di venerdì, quindi, spetta il compito cruciale di definire i dettagli sulle modalità di erogazione degli aiuti alla Spagna per ricapitalizzare le banche, indebolendo così il meccanismo di trasmissione del rischio di contagio.

Riusciranno “i nostri eroi” – i politici europei – a spegnere il contagio? Ci sarà la possibilità di guarire per i Paesi più colpiti e, soprattutto, si riuscirà a trovare il vaccino per evitare che una situazione del genere si verifichi di nuovo?

Tag: crisi finanziaria, default, grecia, Italia, portogallo, rischio contagio, rischio default, Spagna, spread

avatar

Raffaele Zenti

È uno dei fondatori di Advise Only, responsabile della consulenza finanziaria in Advise Only SIM e partner di Virtual B. Esperto di finanza e di gestione dei rischi, è laureato in Economia con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra gli altri, il Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su temi legati alla scelta degli investimenti ed alla gestione del rischio. Nel suo percorso professionale si è occupato di asset allocation in Sella Asset Management, ha accumulato una lunga esperienza in Allianz Global Investors Italy prima come responsabile operativo del Risk Management e poi delle Gestioni Quantitative. Ha avuto un’esperienza nel Gruppo Banca Leonardo come responsabile delle Gestioni Quantitative ed è stato tra i primi ad occuparsi di consulenza indipendente con IDeA Sim - Gruppo DeA. Un passato da triathleta, è ossessivo-compulsivo verso le immersioni in apnea e con bombole, il nuoto e la corsa.

More Posts

Post correlati:

  • Michela Ortiz

    Mi sbaglio, o vedo proprio chiaro e limpido un picco quando Berlusconi era al massimo del delirio?

  • Stefano Colucci

    I NEED TECHNICAL NOTE!

  • dfor69

    analisi molto interessante. da monitorare nei prossimi mesi.
    complimenti!!

  • Antonella

    E se va male l’Eurogruppo riesplode il Portogallo?

  • http://google mairai

    Il periccolo melt down è sempre più vicino:1)sembra incredibile che la politica non trovi una soluzione plausibile.2)la finanza che specula sulla situazione fino a che punto ha interesse a continuare? non sarebbe travolta essa stessa dalle eventuali macerie dell’€,che si propagherebbero a livello globale? 3)è verosimile che la finanza Usa possa trarre profitto dal crack dell’€? 4)quali scenari sono prevedibili in quest’ultimo caso?

  • rosario

    Sono un piccolo risparmiatore, che cerca di tutelare al meglio i propri risparmi. Ma se dovessimo dirigerci verso un defoult, quali sarebbero le differenze con un eventuale uscita dall’euro. Cioè i costi da affrontare. Perché finora ho sentito solo previsioni catastrofiche se usciamo dall’euro, ma il defoult cosa ci costerebbe? Un pro e contro si può fare?

  • Raffaele Zenti

    Ciao Rosario, per avere un’idea di cosa succederebbe se l’Italia dovesse incorrere nel default, restano attualissimi questo post e quest’altro, scritti qualche mese fa: la sostanza è purtroppo, quella.
    Speriamo di sbagliarci, ma se l’Italia uscisse dall’Euro sarebbe catastrofico.
    Possibili ripari? I portafogli Anticrisi sono un buon punto di partenza, in particolare l’Eurotsunami se si hanno grossi timori. Sul questo blog sono state pubblicate anche successive analisi, approfondimenti e nuovi portafogli.

    Antonella: qualunque brutta notizia in sede Eurogruppo fa male ai Paesi periferici, e quindi al Portogallo.

  • Raffaele Zenti

    Sulla Community Advise Only, per chi fosse interessato, ho postato (visibile al pubblico, e comunque reperibile tra i file sotto il mio profilo) una notarella pseudo-tecnica con la linea di analisi seguita per questo post. E anche qualche spunto pro-futuro.

  • Stefano Colucci

    Grande nota, letta con molto interesse.

    Non saprei dire se tutti gli spread sono cointegrati, (forse Grecia e Irlanda hanno avuto un break strutturale) ma resta comunque un’ottima analisi.

  • Raffaele Zenti

    L’ipotesi del break strutturale per Grecia, forse Irlanda, e forse anche Portogallo è plausibile. E’ una delle cose che vorrei approfondire: esiste una “rottura” nel legame tra gli spread? I primi test sono dubbi…sembra che la Grecia, ancorché fuori dal mercato obbligazionario sia ancora il punto infetto dal quale si propaga il contagio.