Idee di investimento

Meglio investire o mettere i risparmi sotto la mattonella? Finalmente la risposta

8 maggio 2012 · di Elisabetta Villa · 14 Commenti

Conoscete il film “Totò, Peppino e… la Malafemmana?” Il fratello Peppino, il più oculato e risparmiatore, nasconde il denaro sotto la mattonella ma Antonio, il fratello maggiore e gran spendaccione…

La citazione cinematografica muove da una domanda, per niente banale, che molti piccoli risparmiatori si pongono: dato il rischio e l’incertezza dei mercati azionari e obbligazionari, non è forse meglio nascondere i propri risparmi sotto al “materasso” o sotto la “mattonella”?

Effettivamente numerosi sono stati i cambiamenti dei mercati finanziari negli ultimi anni. Pensate al fallimento Lehman Brothers e poi alle vicende europee, i “cigni neri” che hanno radicalmente cambiato l’universo investibile, il concetto di risk-free e la propensione al rischio di molti risparmiatori.

Come si dice, quanto il presente è difficile da interpretare ci si può aiutare guardando il passato.

È per questo che vi proponiamo questa ricerca, uno studio interessante basato sull’analisi di serie storiche a partire dal 1900, archeologia finanziaria direbbe Jack Sparrow (ma lui, oltre i 30 anni, apprezza solo il rhum…) e confronta l’andamento dei rendimenti reali di diverse attività finanziarie nell’ultimo secolo.

La ricerca prende in esame 16 Paesi, di cui analizza:

  • l’investimento in cash (ovvero, l’opzione materasso o mattonella);
  • l’investimento in obbligazioni a breve e lungo termine;
  • l’investimento in azioni.

Nei grafici che vi proponiamo, compaiono i rendimenti del migliore, del peggiore e del mediano nella serie dei Paesi. I dati sono tratti da Morningstar/Dimson Marsh Staunton.

Nota metodologica. Lo studio si basa sui rendimenti reali perché sono quelli che, alla fine della fiera, restano in tasca al risparmiatore al netto dell’impatto dell’inflazione.

È proprio questa la prima sorpresa: il materasso e la mattonella non proteggono i risparmi dall’inflazione. Nel caso peggiore, infatti, i risparmi svaniscono del tutto, corrosi dalla crescita del costo della vita.

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Proviamo, quindi, ad immaginare un investimento in titoli governativi a brevissimo termine.

Anche qui, ovviamente, vale la regola no risk e no reward (niente rischio, niente rendimento) ma, almeno, le perdite sono meno pesanti nel caso peggiore della serie: appena positivo il caso mediano e +2,25% nel caso migliore.

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Volgiamo lo sguardo alle obbligazioni a lungo termine. Questi strumenti hanno consentito, nella maggior parte dei casi, di non soccombere all’inflazione. Tuttavia anche in questo grafico emerge quanto il rendimento, nel caso peggiore della serie, sia stato negativo.

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Infine le azioni. L’andamento azionari in 108 anni, anche qui presentato in una scala logaritmica, ci mostra valori più alti (d’altronde ad un maggior rischio, corrisponde un maggior rendimento). Il caso peggiore della serie fornisce un rendimento del 2% l’anno, positivo dunque.

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Naturalmente si tratta di un’analisi parziale, il puro rendimento ci dice poco. Per poter analizzare adeguatamente l’investimento dovremmo avere accanto delle opportune misure di rischio come ad esempio la volatilità, la massima perdita e altri indicatori in grado di farci capire a cosa potrebbe essere incorso un investitore nel lungo cammino dal 1900 ad oggi. Non tutti infatti sono in grado di immobilizzare le proprie disponibilità su un orizzonte di lungo periodo (e non parlo di orizzonte secolare, inverosimile per misurare la durata di un investimento).

Una cosa è certa: meglio non fare come il povero Peppino. Non soltanto perché, come dimostra la ricerca, è rischioso e poco conveniente, ma soprattutto perché i vostri risparmi potrebbero essere preda dei “prelievi” di un fratello furbo…

Elisabetta Villa

Elisabetta Villa

Esperta di obbligazioni e di gestione di portafoglio, è laureata in Economia Politica Internazionale all'Università di Torino. Vanta una lunga esperienza sui mercati finanziari, acquisita in primarie realtà nel mondo del risparmio gestito, come DWS Investments e Anima Sgr. È stata ricercatrice presso l’International Center for Economic Research. Leggi tutto

Discussione

14 Commenti

  • Lara72

    Sarà, ma io che sono nata sfigata ho scelto di investire il mio fondo pensione aziendale principalmente in azioni, dal 2000 circa, seguendo il consiglio di miei colleghi più esperti, e ho guadagnato poco più dello 0%. Forse devo aspettare di avere l’età di Matusalemme per vedere qualche guadagno.

  • Rosario

    Ma i fondi aziendali non investono in titoli di stato? Almeno il mio lo fà.

  • Grillo Parlante

    Volevo dire che la difesa dall’inflazione andrebbe fatta su un orizzonte predefinito, come ben spigato in un altro post.
    Dire che le Azioni in 100 (cento??) anni difendono dall’inflazione… WHO CARES?

    l’orizzonte sono i famosi 10 o 20 anni (tempo per far crescere i figli e farli studiare, oppure periodo di quiescienza)

    Su questo periodo di tempo, forse detenere sempre la stessa asset class non è consigliabile e nemmeno vantaggioso, un mix di asset aiuterebbe a ridurre le oscillazioni.

    Elisabetta sarebbe possibile vedere il valore reale di un ptf 70% US Treasury 10y e un 30% SP500 tanto per avere un’idea?

  • Elisabetta Villa

    Ciao Grillo Parlante

    Buona idea disaggregare i dati ed analizzare gli Stati Uniti, per i quali possiamo trovare i dati.

    Aspettati un post per la prossima settimana.

  • Grillo Parlante

    Sugli Stati Uniti c’è Shiller che sul sito dovrebbe fornire i dati dell’indice SP500 come crescita reale.
    Per i Treasury credo sia più difficile la ricerca ma good luck.

  • Stefano Colucci

    Vi segnalo che dal minuto 9:38 al minuto 10.00 del primo video qui sotto
    http://www.mebanefaber.com/2012/03/22/risk-parity-vs-endowment-model-vs-permanent-portfolio/

    ci sono info interessanti sul mercato US, anche per rispondere a Grillo Parlante

  • Elisabetta Villa

    Grazie mille!

  • Signor Gibbs

    Jack hai sentito che dicono qui?
    I nostri forzieri di dobloni non varranno più niente col passare del tempo, ma aspetta un attimo, i nostri dobloni sono d’oro, quindi vuol dire che il loro valore non è quello impresso su un lato ma il controvalore in denaro frusciante che ne possiamo ottenere.

    Siamo veramente al riparo o devo correre all’isla de muerta?

  • Jack Sparrow

    Gibbs, brutta notizia: i nostri dobloni sono di cartone dipinto di giallo.
    Ma anche se avessimo dell’oro vero, non saremmo più che tanto al riparo dall’inflazione. Questo almeno è quanto emerge dal “Global Investment Returns Yearbook 2012″ di Credit Suisse, dove (analizzando dati dalla notte dei tempi della finanza) il succo è che il potere d’acquisto dell’oro fluttua alla grande e che “storicamente ha generato bassi rendimenti reali”.
    Forse possiamo sperare nelle quotazioni del Rum…

  • Signor Gibbs

    Jack,
    ma essendo il rum pura “liquidità” non converrebbe consumarlo subito ed aumentare il morale della truppa?

  • giuseppe49

    Chiedo se avete capito come ha fatto la banca nazionele svizzera a riportare l`euro 1 a 1.20 fr.
    quando era a 1 a 1 !!

  • http://www.lavoridacasa.org/lavorare-con-internet-da-casa.php lavorare con internet

    sono pienamente d’accordo con questa tesi. Ottimo articolo. Davvero complimenti :)

  • Giorgio

    Meglio svalutati che rubati dallo Stato e dalle banche.

  • Giorgio

    Meglio svalutati che rubati dallo Stato e dalle banche.

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