Un’infografica svela tutti i costi e i conflitti di interesse del sistema finanziario italiano

Vi sarà capitato di comprare alimenti sott’olio o in salamoia, per esempio tonno, olive, fagioli. Sull’etichetta è riportato sia il peso totale sia il peso “sgocciolato”, che è quello che conta: quello che mangiate. La salamoia o l’olio non vi interessano.

Anche quando comprate un prodotto finanziario dovete stare attenti al “peso sgocciolato”, cioè al reale contenuto finanziario di ciò che state comprando. Perché tutto il resto non è olio, ma costi. Oneri che possono essere pesantissimi e portarsi via ben oltre il 10% dei vostri risparmi subito, pronti via. Non è poco e, scusate se ve lo rammento, sono soldi vostri.

Ma che fine fanno queste spese che gravano su fondi, sicav, obbligazioni bancarie e altri strumenti finanziari? Vanno a remunerare principalmente:

Chi “fa” il prodotto, ad esempio società di gestione. sgr
Chi ve lo consiglia, cioè il consulente.
Chi lo vende, il collocatore, tipicamente una rete di promotori, una banca o altro intermediario.

A parità di contenuto finanziario sappiate che - a seconda delle vostre scelte sui prodotti e società di gestione, collocatori e consulenti – potete pagare poco, molto o moltissimo!

Questa infografica realizzata da Advise Only vi spiega come e perché.

Prendiamo una rete di promotori o una banca: sapete che fetta “si becca” del totale dei costi che pagate su un prodotto finanziario?

Nel caso, ad esempio, di un fondo comune d’investimento è una percentuale che varia tra il 50% e l’80%! Se il fondo costa il 2% all’anno in termini di TER (il Total Expense Ratio, cioè il totalone dei costi) voi lasciate ai venditori tra l’1% e 1,6% all’anno! Si chiama  percentuale di retrocessione alle reti di collocamento e, se la conosci, la eviti. Su un investimento di 10.000 euro per 5 anni, ammonta ad una somma compresa tra i 500 e gli 800 euro circa. Vi pare poco? Ci sono gestori esteri che, pur di non vedere massacrati i loro prodotti da simili commissioni, preferiscono non vendere i prodotti in Italia. Già, perché le società di gestione sono organismi molto più frugali delle voraci reti di vendita.

Cambiano le modalità, ma rimangono i costi se invece di fondi parliamo di sicav, strutturati, obbligazioni bancarie, polizze unit-linked, certificati e chi più ne ha più ne metta. Più lo strumento è complesso, più è facile imbottirlo di costi senza che voi ve ne accorgiate. Ma i problemi non sono legati agli strumenti finanziari in sé, ma a chi ve li vende. Quindi occhio! Usate consulenti veri, indipendenti, che non vi consigliano un prodotto perché è più remunerativo per loro, ma perché pensano vada bene per voi.

Questa è l’essenza del concetto di “assenza di conflitto d’interessi” cui, noi di Advise Only – con modestia – ci ispiriamo. Se potete, inoltre, comprate il prodotto finanziario da quelli che ve lo fanno pagare meno. Online si risparmia!

Clicca per scaricare l’infografica in alta risoluzione

Infografica: costi e conflitti d'interesse del sistema finanziario


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Tag: come investire, Fondi comuni, infografica, obbligazioni bancarie

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Raffaele Zenti

È uno dei fondatori di Advise Only, responsabile della consulenza finanziaria in Advise Only SIM e partner di Virtual B. Esperto di finanza e di gestione dei rischi, è laureato in Economia con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra gli altri, il Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su temi legati alla scelta degli investimenti ed alla gestione del rischio. Nel suo percorso professionale si è occupato di asset allocation in Sella Asset Management, ha accumulato una lunga esperienza in Allianz Global Investors Italy prima come responsabile operativo del Risk Management e poi delle Gestioni Quantitative. Ha avuto un’esperienza nel Gruppo Banca Leonardo come responsabile delle Gestioni Quantitative ed è stato tra i primi ad occuparsi di consulenza indipendente con IDeA Sim - Gruppo DeA. Un passato da triathleta, è ossessivo-compulsivo verso le immersioni in apnea e con bombole, il nuoto e la corsa.

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  • Francesco Testi

    SPET-TA-CO-LA-RE!!!!!

    Grande la redazione di Advise Only, i miei complimenti. Stampo una copia per ogni fregatura che mi son preso in passato.

    Grazie.

  • dianora citi

    grazie! finalmente qualcosa di visivamente chiaro sui “giochi dei ruoli”!
    d

  • http://www.alessandrogambelli.it Alex23

    Sono un promotore finanziario,sono d’accordo quasi su tutto.
    Fortunatamente nel nostro lavoro c’è un misuratore,la performance rapportata al rischio che mette d’accordo tutti.
    Non è questione di strumenti ,ma di come li utilizzo,quando li utilizzo,perchè li utilizzo tutto il resto sono chiacchiere.
    Vediamo i portafogli che uno consiglia ai propri clienti e poi vediamo se un promotore finanziario svolge bene il suo ruolo o meno ,non generalizziamo e non basiamo tutto solo sul costo .ripeto quello che conta è il risultato.

  • Stefano Colucci

    Signor Gambelli mi permetta qualche domanda:
    - Rapporto rendimento rischio?
    - Magari come indicatore di rischio usiamo anche la deviazione standard?
    - Sentito mai parlare di Massimo DrawDown, Expected Shortfall, Sortino Ratio?
    - Rendimento su che orizzonte?
    - Rendimento Assoluto, relativo, Nominale o Reale?
    - Cosa fa se la perdita dalla partenza di un suo ipotetico cliente è superiore a quella attesa/concordata?

    Detto ciò è lapalissiano che un consulente che presta la sua opera gratuitamente deve essere remunerato in qualche modo, a mio personale parere l’unico modo equo è tramite commissioni di performance.

  • danilo

    ..bell’intervento, magari servisse..
    PS La definizione di TER non è corretta..direi sia stata fatta in modo superficiale

  • Raffaele Zenti

    Danilo, grazie per l’apprezzamento.
    Circa il TER, considera che l’obiettivo del post non è spiegare precisamente, fino ai minimi dettagli, il concetto di TER (del quale parlammo qui). Che, peraltro, essendo somma dei costi espliciti, cioè commissioni di gestione, commissioni di performance (se presenti), TER di eventuali fondi o sicav nei quali il fondo investe, costi della banca depositaria, spese di revisione del fondo, spese legali, spese giudiziarie, spese di pubblicazione del valore di quota e del prospetto informativo ecc, ecc direi che corrisponde abbastanza bene all’idea di “totalone” riportata nel post. L’obiettivo, come sempre, è l’elefante, non l’uccellino posato sulla testa del pachiderma. E qui l’elefante è un sistema malato con un modello di business costoso, che fatica a produrre valore aggiunto per il risparmiatore.

  • Jack Sparrow

    Alex23, certo che conta il risultato. Ma se il costo è tosto è molto difficile avere una buona performance rapportata al rischio (quale che sia l’indicatore di rischio scelto, mi fermo prima di entrare in questi che sono già dettagli tecnici).
    Il costo è per lo più certo, e spesso alto, mentre la performance, anche e soprattutto l’extra-performance, l’alfa della gestione, come la chiamano, è tutta roba superincerta (a tal proposito invito a dare una lettura a questa cosa che scrissi un po’ di tempo fa).
    Certo, se qualcuno consiglia un prodotto finanziario costosissimo a un cliente, che poi riceve (dopo, nei fatti, non nelle carte commerciali e nei powerpoint che gli si presentano prima) un buon rendimento rapportato al rischio, allora chapeaux!. Ma quanti ci riescono? Guardate che quasi tutti quelli che scrivono qui hanno un passato o un presente da gestori, sales di fondi o di obbligazioni o di altro, risk manager, e via discorrendo. Perciò sappiamo che costi mostruosi caricavano alle cose che vendevamo o gestivamo; inoltre avevamo e abbiamo ampi contatti con le reti di promotori e la distribuzione bancaria… quindi la verità la conosciamo fin al midollo: in Italia la ragione #1 dietro la scelta di collocare il prodotto A invece che il prodotto B è che il prodotto A dà più grana, “chiamale retrocessioni se vuoi”, alla struttura che lo vende (non necessariamente al promotore, spesso un capro espiatorio, parliamo di tutta la filiera). Su dai, che ci sono società di gestione che hanno addirittura dovuto creare classi commissionali apposta! solo per soddisfare le richieste della società X o Y che distribuisce i prodotti e vuole più soldi, nella forma di retrocessioni…e per questo, come si accenna nel post, ci sono gestori esteri che in Italia manco ci vogliono venire a vendere i loro prodotti. Il ricatto più o meno implicito è: o mi dai più commissioni o i tuoi prodotti non li vendo manco morto.
    Un meccanismo che si ripete più o meno uguale nella sostanza con fondi, sicav, unit linked, certificati, obbligazioni (strutturate e non). Roba che assomiglia (nella mia mente distorta e malpensante) maledettamente a una “stecca” vestita bene, con il gessato…
    Ma tutto questo si può e si deve cambiare.

  • Signor Gibbs

    Capitano,
    conosco una sgr italiana che ha dovuto clonare i suoi fondi solo per soddisfare la “fame” di denaro di un nuovo collocatore

  • Jack Sparrow

    Signor Gibbs che piacere! Ne conosci una sola? Io invece ne conosco più d’una…

  • Signor Gibbs

    Non volevo fare l’elenco completo…

  • BatterioKiller

    Non sarebbe male farlo questo elenco. Io non sono in grado di farlo, ma mi piacerebbe vederlo. Ma forse nessuno si vuole esporre così tanto eh?

  • JenaBruna

    Dovevate essere piu’ jene. E’ pieno di faccendieri ignoranti. Comunque bella, i mie complimenti.

  • misticluke

    Personalmente ritengo che la questione non sia tanto consulenti indipendenti o promotori finanziari o consulenti bancari. Piuttosto la professionalità di chi suggerisce uno strumento finanziario nell’ambito di una strategia bene progettata. Certo il promotore (categoria di cui faccio parte) ha la bocca sotto il naso e la pagnotta deve guadagnarla. tuttavia non è corretto affermare che piazza i prodotti più costosi. Semmai colloca prodotti dove ha anche lui un ritorno, e mi pare logico, o c’è qualcuno che lavora per la gloria?
    Condivido appieno sul fatto che è il distributore ingordo. Basti pensare che la sim con la quale collaboro, fatto 100 la percentuale che le società di gestione retrocedono per il loro collocamento (di norma tra il 60% e il 70% della commissione di gestione), si trattiene 70 (solo x mettermi a disposizione il prodotto) e a me da 30!!!
    Và modificata in Italia la modalità distributiva, che arricchisce le struttura, lasciando le briciole a chi fa realmente l’attività.

  • Raffaella Aldobrandi

    Articolo e grafica interessante, come la discussione che ne è seguita. La mia domanda è, se i gestori guadagnano poco poverini e i promotori anche, poverini, chi si intasca tutti quei soldi di cui si parla? Che alla fine chi ci rimette è sempre il cittadino che prova a risparmiare e ogni volta ne esce con le ossa rotte. Una volta c’erano i fondi, poi gli strutturati, poi le obbligazioni bancarie, poi gli ETF, quale sarà la prossima?

  • Raffaele Zenti

    Dove vanno a finire i soldi? Banche distributrici e promotori hanno strutture di supporto alla distribuzione (che danno supporto amministrativo, formazione, creano eventi, preparano materiale informativo, ecc) spesso grandi e, diciamolo, spesso inefficienti. Questo è un grosso costo.
    Le reti di promotori inoltre spesso hanno una struttura gerarchica, con molti generali e colonnelli: in questi casi ciò che guadagna il promotore a contatto con il cliente finisce in buona parte nelle tasche di coloro che si collocano sopra di lui nella gerarchia. Un sistema feudale insomma.
    Le reti poi sono in sé costosissime: organizzano viaggi premio (e che viaggi, io ricordo promotori in Cina, a fare il safari in Sudafrica, a New York, a Mauritius, ecc), con tanto di famiglie. E poi convention a go go. Non sono costi da ridere…

  • Paperino

    Non contesto l’impianto in sé che in linea di massima dà un’idea di come il risparmiatore si relaziona n ei confronti dei costi dell’investimento. Mi irrita – e non poco – il luogo comune di etichettare il PF come uno squalo avido di commissioni. Ciò accade in molti casi e in molti altri assolutamente no. Anzi, il PF che si comporta con correttezza nei confronti del cliente e lo tutela nelle scelte di investimento (vedi rispetto dell’etica personale e dei codici anasf ed efpa) sacrifica molto sul piano economico per questa sua coerenza e merita il massimo rispetto. Come sempre assimilare il grano alla gramigna non depone a favore di chi si ripromette di essere utile ai propri lettori e dunque vanno evitati questi luoghi comuni. Personalmente sono un PF che seguita ad andare in giro a testa alta per aver saputo mantenere in anni di esemplare attività comportamenti di assoluta corretteza, indipendenza e trasparenza e non sono un fenomeno isolato, anzi. Un saluto. Walter Cappello

  • Jack Sparrow

    Il singolo promotore è spesso onestissimo e preparato: ne conosco personalmente molti che sono così.
    Ma nel complesso la categoria ha atteggiamenti predatori nei confronti del risparmiatore. Non per cattiveria, ma semplicemente perché occorre nutrirsi: l’ecosistema nel quale vivono li costringe in quella direzione. Lo squalo mangia il pesce piccolo.
    Se i promotori vendessero fondi e sicav passivi, oppure ETF, roba con basso carico commissionale, non avrebbero di che campare. Ma sappiamo (tonnellate di ricerche e dati, se volete le tiro fuori, direi che quasi quasi è meglio di no…) che i fondi indicizzati o poco attivi (e quindi con basse commissioni) il più delle volte battono quelli super-attivi o comunque con commissioni alte (la prima causa della de-performance sono proprio le commissioni….).
    Eppure, nonostante ciò, non mi pare che ETF e fondi a basse commissioni siano granché popolari tra i promotori…

  • Paperino

    Caro Jack, innanzitutto vedo che convieni con me che gli onesti ci sono anche fra i Pf e questo è un buon inizio (spero che in futuro tu ne possa conoscere molti di più, dato che ci sono …). Seconda cosa; ho sottolineato che i Pf onesti non nuotano nell’oro e pagano di persona le scelte che fanno (onestamente) a favore dei loro clienti (guadagnando di meno di quanto potrebbero nell’ottica del Pf=avidità) e pertanto siamo d’accordo su un altro punto. Sulla bontà degli etf contro i fondi/sicav a gestione attiva il discorso è diverso. Tu ne fai una questione di costi, io ne faccio una questione di qualità, sicurezza e metodo (parlo sempre di gestori attivi ovviamente) e qui siamo d’accordo solo parzialmente ma è legittimo avere opinioni diverse e stili di gestione diversi; se sei anche tu un professionista capirai perfettamente cosa voglio dire. Un saluto.

  • financial planner

    tutto molto apprezzabile, discussione compresa. La risposta ? si chiama “evidenza empirica”. Chi ottiene più beneficio il cliente del promotore/rete di vendita oppure il cliente del consulente indipendente? Oppure il del financial planner ? Esistono sufficienti studi che analizzano la diatriba, invito la redazione a darne visione ( o va in conflitto con le tesi sostenute dal sito ? ) – in mancanza vi darò io l’informazione. Rimanete connessi … complimenti per il sito.

  • Vincenzocr

    Gentili lettori,
    ho 26 anni sono un neo promotore finanziario abilitato laureato in economia e finanza che si appresta ad iniziare questa delicatissima professione. In sostanza, colui che nelle varie reti si definisce “neofita”. A mio modestissimo parere gli spunti su cui riflettere sono i seguenti:

    1) l’eredità scomoda dei promotori/predeatori che fino a qualche anno fa lucravano eccessivamente sui costi approfittando della scarsa conoscenza finanziaria media dei clienti, che purtroppo pesa sull’intera categoria.

    2) sul discorso della retrocessione delle commissioni Vs parcelle di consulenza, il punto focale è il valore aggiunto che il nostro lavoro consegna al cliente. Se esso esiste e se è consistente il cliente sarà disposto a pagare, a prescindere delle modalità. Quindi incentiviamo i meccanismi che premiano le performance di gestione.

    3) Ho firmato un mandato con una rete. In alternativa, come si fa concretamente ad essere un CONSULENTE FINANZIARIO INDIPENDENTE?

    Grazie,

    Vincenzo Corallo

  • Alexander7611

    Saró ovvio e scontato se dico semplicemente che sono d’accordo con il collega Cappello e il motivo é duplice. 1) apparteniamo alla stessa “razza”. 2) non condivido la scelta dei prodotti basandosi esclusivamente sul T.E.R., in quanto superficiale.
    Mi spiego meglio, per quanto rigurda il punto 1), anche il sottoscritto da 10 anni svolge questa amabile e complessa attività con professionalità ed eticità, rinunciando al pari del collega a maggiori guadagni nella consapevolezza che questa scelta mi avrebbe premiato nel tempo acquisendo maggiori masse e nuovi clienti. E ringraziando Dio cosí é stato. E lo é stato per decine di colleghi che operano allo stesso modo.
    Per quanto riguarda il punto 2) potrei riportare numerosi esempi di fondi con T.E.R. molto elevato che hanno sovraperformato di gran lunga il loro benchmark, ma ritengo non sia necessario perché siamo tra persone oneste e professionalmente preparate, in grado di poter verificare autonomamente quanto ho appena asserito. Se poi si vuole evidenziare solamente il marcio allora mi astengo da qualsiasi commento in quato l’onestà intellettuale é presupposto fondamentale per un dialogo sereno ed oggettivo.

  • Raffaele Zenti

    Vincenzo, tu chiedi: come si fa diventare dei consulenti indipendenti?
    Bella domanda, posta in ottica d’imprenditore/libero professionista… noi ci stiamo provando, ma trovare il modello di business giusto non è semplice. La mia personalissima opinione è che l’applicazione della normativa in materia e la burocrazia italiana certo non aiutano. Se non si sta attenti si finisce con l’essere sommersi da montagne di aspetti formali, che fanno lievitare enormemente i costi senza alcun diretto guadagno per i clienti.
    Penso che se l’industria dei servizi finanziari, consulenza indipendente inclusa, non cambia pelle e passo, adeguandosi ai tempi, tornando a parlare con i risparmiatori, rischia di perdere il contatto con la realtà. Ma qui mi fermo, perché si potrebbe aprire un intero blog sul tema…

    Alexander, una puntualizzazione: nessuno di noi pensa che si debba scegliere un prodotto finanziario solo sulla base del TER. E’ solo che, a parità di qualità (ex-ante, al momento della scelta), c’è un’enorme disparità di costi e poi, ex-post, si vede che i prodotti meno costosi hanno un comportamento (performance, rischio) migliore della maggior parte dei prodotti più cari. Due lavori con la necessaria autorevolezza in materia sono per esempio questo e quest’altro.
    Non siamo nemmeno schierati a priori a favore degli ETF: in generale crediamo nei fondi comuni (presto sul nostro sito troverete portafogli in fondi) e siamo anche critici nei confronti di molti ETF sospetti (es. leggi qui). Anche i certificati possono avere un perché, se costruiti in un certo modo e con certi costi.
    Infatti, non è tanto un problema di strumenti finanziari, è piuttosto un certo modello di business basato sulla spremitura del risparmiatore, imbottendo di costi un dato prodotto, che non ci piace…

  • financial planner

    Morningstar è , credo , una società indipendente. Al di fuori dei nostri discorsi cerca con tutti i mezzi di fornirci di un criterio di scelta che aiuti a selezionare ex-ante i migliori fondi. Ha tutto l’interesse per trovare questo miglior criterio. Ebbene sapete in linea generale qual’é il criterio che s’è rivelato come il migliore ex-ante? i costi !!! ( chiedete al gestore del sito di fornirvi della fonte di tale conclusione ) . Eppure chi guadagna di più non é quello che adotta questo criterio; ritengo pertanto che un vero professionista di qualsiasi categoria appartenga dovrebbe focalizzarsi sulle cose veramente importanti che non sono nè i costi , nè il conflitto dei collocatori , ecc ecc. Le evidenze empiriche ci dicono cosa sono le cose importanti …

  • http://www.adviseonly.com serena torielli

    Molto stupita che questo dibattito interessi solo i professionisti e non i “clienti” forse perchè del tema i media non ne parlano mai?

  • Paperino

    Bene Alexander. Siamo arrivati al punto nodale che è quello di imbottire di costi un prodotto per guadagnare l’inverosimile. Non piace a te, figurati a me che da vent’anni navigo in questo mare procelloso attento a non cadere in tentazione. E allora possiamo fare un bel distinguo tra Pf di serie “avida” e Pf di serie “onesta”? Secondo punto. Per i più giovani. Lo sapete che fino alla legge 1/91 ci chiamavamo consulenti finanziari e facevamo, seppure con mezzi limitati, proprio consulenza? Lo sapete che proprio quella legge ha vietato ai Pf di fare consulenza fino al 2007(16 anni, per legge !!!!) con l’introduzione della Mifid (e comunque in modo limitato)? Non è che il legislatore abbia voluto favorire un certo sistema a scapito di un altro maggiormente orientato al cliente? E se siamo qui a parlarne non è forse che un buon numero di Pf abbia tenuto duro e oggi ci consenta di porterlo fare? Infine un ultima cosa. I costi si possono paragonare per microcategorie per poter essere realmente valutati da indipendenti intellettualmente. Ossia se paragono il fondo A con il fondo B dello stesso micro comparto a sostanziale parità di beta è chiaro che devo optare, a vantaggio del mio cliente, per quello che incorpora i minori costi, ma non posso paragonare l’ Etf A con il fondo B e scegliere in base ai costi ed è almeno chiara la differenza tecnica di gestione fra un Etf ed un fondo a gestione attiva? Infine “financial planner” ha citato Morningstar. Sono due anni che mi reco a Chicago a fare dei seminari presso di loro e si è parlato di tutto ciò, ovviamente; i fondi/etf non si scelgono per le stellette o per i costi ma per la maggiore aderenza al profilo di rischio ed al planning del cliente. Con una sostanziale differenza. Che negli Usa il 70% delle masse sono gestite all’interno di un sistema consulenziale che ha messo alla porta tutto il bel discorso che stiamo facendo (i costi) mentre in Italia le masse gestite al di fuori della semplice banca tradizionale superano di poco il 7% (10 volte di meno) e in questi lunghi anni, costi cari o no, i Pf hanno comunque educato, assistito, razionalizzato, costruito un industria (quella del gestito) ecc. . Adesso è ora di fare il salto di qualità e lasciarci alle spalle tutti questi ragionamenti ormai per me decotti e fare dell’effettiva consulenza ai clienti (che mi auguro leggano questi nostri pensieri) e capiscano una volta per tutte che fra pensioni tagliate, welfare tagliato, crescita negativa e allungamento della speranza di vita è diventato vitale cercarsi col lanternino un consulente onesto, serio e capace che li aiuti a non finire in età avanzata a mendicare una zuppa dai frati cappuccini. Lo stellone d’Italia è tramontato vent’anni fa ed è iniziato un declino nemmeno poi tanto lento (fatta eccezione per i ricconi ai quali le stelle hanno da sempre riservato un destino di favore e per i quali una piccola punta di invidia ce l’abbiamo anche noi) e gestire il proprio patrimonio è ormai diventata una bella responsabilità che a mio parere va condivisa con un esperto e non assunta con l’irrazionalità e l’incompetenza che contraddistingue il normale risparmiatore italiano. Almeno su questo punto esperti, indipendenti o no, sociologi e esperti di indagini di mercato a mia memoria (e ho ormai moltii capelli bianchi) sono sempre stati d’accordo.

  • Giuliano

    Questa discussione tra promotori mi lascia allibito. Sono cliente di una grande banca con società di gestione e assicurazioni e una volta c’erano i fondi, e poi no, non andavano più bene, mi hanno piazzato una polizza, che non ha reso niente (ma i soldi indietro li ho ripresi). Scaduta la polizza mi hanno detto ‘Signor Giuliano compri le nostre obbligazioni, si fida di noi vero?’ Che non hanno nemmeno prezzo e spero non falliscano.
    Io lavoro per fortuna, riesco anche a risparmiare qualcosa e so che lasciare i soldi sotto il materasso è una scemenza, vorrei investire guadagnando qualcosina, sapendo dove come e perché investo e non vorrei arricchire solo gli altri, è chiedere troppo signori promotori e banchieri vari?

  • financial planner

    condivido molte cose scritte da Paperino. Aggiungerei dicendo che su cosa sia effettivamnete “consulenza finanziaria” c’è ancora più confusione di quanto ce ne sia sul tema costi. Indirettamente Paperino ne dai conferma te stesso dicendo che ti è stata vietata di farla come promotore fino al 1997 !? un risparmiatore leggendo le tue parole sobbalza dalla sedia ( non devi spiegare a me che intuisco benissimo il tuo scritto ). L’ultimo intervento di Giuliano è significativo, vuole guadagnare qualcosina senza arricchire solo il collocatore/emittente. Il rischio, gentile Giuliano, è l’aspetto su cui partire. Ma non il rischio che scaturisce dalle domande dirette “quanto è disposto a perdere?” come la Mifid “impone” . Il SUO rischio ( da lei tollerabile cioè) è in funzione della sua situazione patrimoniale, famigliare e dei suoi obiettivi. Lei sa che se va di corsa col le buste della spesa piene rischia di romperle e dover buttare la cena. Tutti preferiamo non correre questo rischio. Ma se deve prendere l’ultimo tram per tornare a casa dove i figli l’aspettano per la cena e c’ha pochissimi minuti contati, cosa fa? , per salvare la spesa non fa ritorno a casa ? Gentile Giuliano farla riflettere su questi aspetti è l’aspetto più importante: affronta i veri rischi della vita con serenità , raggiunge consapevolmente i suoi obiettivi , le evita lo stress dei mercati , prende coscienza se ciò che risparmia le basterà per i suoi obiettivi ecc ecc. Troverà purtroppo molti “professionisti” che le parleranno di un prezzo del biglietto del tram, dello sconto alla cassa del supermercato , delle buste più resistenti. Pochi le chiederanno tra quanto tempo parte il suo tram , chi la sta aspettando a casa , cosa comporterebbe il suo mancato arrivo a casa , cosa è disposto a fare pur di arrivare sempre in tempo a casa dai figli. buona fortuna

  • chiara

    grazie! inizio a capire perchè i miei pochi investimenti hanno reso poco!